Ipertermia Roma, il calore che cura il cancro

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Insieme per la medicina

Insieme per la medicina

Carlo Pastore OncologoInsieme... quante volte ci siamo ritrovati nelle aule gremite dei convegni medici ad ascoltare lo stato dell'arte, le novità su questo e quell' argomento.

Fatte nostre le nozioni, sarebbe bello trasmetterle ai Colleghi e, perchè no, a quanti (e sono molti) “simpatizzano” la cultura medica e cercano di comprenderne l'arte.

Possiamo, credo, essere un aiuto valido per la diffusione della cultura medica tra noi e tra i lettori.  L'ampia vetrina che oggi internet è, ci da un valido strumento per entrare nelle case, per essere letti, ascoltati, compresi.

La cultura, ma soprattutto la diffusione del sapere, è a mio avviso atto meritorio ed utile. Per tutti. Invito pertanto i Colleghi a condividere le loro conoscenze mediante degli articoli, degli spunti di riflessione che troveranno spazio nella sezione “contributi scientifici” di questo sito.  Grazie a tutti.

Dr. Carlo Pastore
Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Luglio 2010 19:34
 

Il portale della Ipertermia

Ipertermia: una metodica efficace nel trattamento dei tumori e delle malattie reumatiche

Il Dott. Pastore e la macchina per ipertermia

Il calore da sempre è stato oggetto delle attenzioni della scienza medica. L'apporto di energia attraverso l'ipertermia comporta un cambiamento nell'omeostasi dei sistemi cellulari.

Talune condizioni si avvantaggiano particolarmente dell'ipertermia. Nella mia esperienza di oncologo medico, esperto di chemioterapia antitumorale, ho avuto modo di verificare la bontà di un approccio integrato alla patologia oncologica.

In realtà la complessità del fenomeno cancro impone un trattamento multimodale. In quest'ottica si parla di ipertermia oncologica in abbinamento alla chirurgia, alla chemioterapia ed alla radioterapia nelle sue molteplici sfaccettature.

Parlando nel dettaglio dell'ipertermia mi preme illustrarne le potenzialità, i campi di applicazione e la pratica sul paziente.

Le apparecchiature per ipertermia oncologica profonda sono dotate di emettitori (antenne) a 13.56 Mhz. Posizionate sul corpo del paziente in corrispondenza dell'organo ammalato, una anteriormente e l'altra posteriormente, consentono di innalzare in profondità la temperatura dell'organo tra i 42 ed i 43 °C.

A tale temperatura le cellule tumorali che posseggono una membrana cellulare alterata (aberrante) non riescono a smaltire il calore e l'ipertermia attiva degli enzimi intracellulari denominati caspasi che spezzettano il DNA portando la cellula maligna alla morte (apoptosi, o morte cellulare programmata).

Altre proprietà possono essere attribuite all'ipertermia. In primis quella di facilitare l'accesso al bersaglio da parte dei chemioterapici, soprattutto in quei distretti corporei mal vascolarizzati (ad esempio peritoneo) che rappresentano le cosiddette nicchie farmacologiche nelle quali i farmaci arrivano poco e male.

Taluni chemioterapici presentano poi un effetto maggiore se somministrati con ipertermia (vedi articolo sul portale). Il mutamento della vascolarizzazione locoregionale poi provocato dall'ipertermia rende l'ambiente meno idoneo alla proliferazione delle cellule tumorali.

La radioterapia combinata con l'ipertermia ottiene maggiore effetto per sommazione di danno e per induzione della morte in cellule danneggiate in modo subletale. Non da ultimo c'è la stimolazione del sistema immunitario indotta dall'ipertermia.

Si ottiene localmente la liberazione di citochine che stimolano l'arrivo in situ dei leucociti e quindi vi è un maggiore vigore nella lotta contro le cellule malate. L'ipertermia trova indicazione in tutti i tumori solidi, a patto che non vi sia versamento pleurico od ascitico massivo.

In quelle condizioni è preferibile il drenaggio del liquido prima di eseguire ipertermia. Anche le neoplasie ematologiche possono avvantaggiarsene qualora vi siano dei pacchetti linfonodali da trattare.

L'ipertermia è ancor di più di tutto questo data la possibilità di applicazione nella patologia osteoartromuscolare.

L'impiego in reumatologia è noto e la medesima apparecchiatura di cui disponiamo (Synchrotherm RF 13.56) può essere impiegata allo scopo. Il tutto regolando il macchinario ad una potenza differente e per una durata di esposizione minore alla radiofrequenza.

In tal modo è possibile ottenere grande beneficio con azione antidolorifica (cosa che si ottiene anche nel dolore da tumore), azione antiinfiammatoria, contro le contratture, il dolore da artrosi, la rigidità e lo spasmo muscolare.

In sostanza l'ipertermia rappresenta una valida metodica ancillare nella terapia dei tumori e nella risoluzione della patologia osteoartromuscolare.

Dr. Carlo Pastore

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Marzo 2010 20:49
 

La cromogranina A

La cromogranina A

I marcatori tumorali rappresentano un ausilio nel monitoraggio dell’andamento di una patologia neoplastica che sia già stata accertata. Essi sono delle sostanze di varia natura prodotte in eccesso dalle cellule malate e possono essere dosati nel plasma o nel siero del paziente.

Tra i vari marcatori a disposizione nella pratica clinica vi è la cromogranina A (siglata CgA). Si tratta di un marker non selettivo di istotipo ma indicativo di proliferazione neuroendocrina.

La CgA è una glicoproteina acida del peso di 48 Kd prodotta dalle cellule neuroendocrine.
Disponiamo di due metodiche per la quantificazione del livello circolante di tale marcatore: uno immunoenzimatico che consente la rilevazione sul plasma ed uno radioimmunologico che impiega il siero.
Valori elevati di cromogranina A si riscontrano in un’ ampia gamma di tumori neuroendocrini tra cui i carcinoidi, le neoplasie pancreatiche, i tumori midollari della tiroide, i feocromocitomi, i microcitomi polmonari ed extrapolmonari, i tumori della mammella, della prostata, del colon-retto, del timo, della laringe, del fegato e della cervice uterina.

L’utilità del dosaggio della CgA ( dove fare il dosaggio ? Vai a questo Link ) va al di là del follow-up delle patologie nelle quali venga accertato un suo valore elevato ma apre le porte ad una terapia aggiuntiva od esclusiva con octreotide. Questo farmaco contrasta la proliferazione delle cellule neuroendocrine e quindi limita la progressione tumorale. Certamente occorre aggiungere a quanto detto che vi sono alcune condizioni in cui si osservano valori elevati di CgA senza che questo abbia correlazione con la presenza di componente neuroendocrina nella patologia neoplastica.

Tra le condizioni di questo tipo di più frequente riscontro abbiamo l’insufficienza renale, l’ipertensione arteriosa essenziale, la gastrite atrofica, il morbo di Parkinson, l’uso prolungato di farmaci inibitori di pompa protonica  (omeprazolo e derivati), la gravidanza.
Dr. Carlo Pastore
Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Settembre 2009 18:46
 

Il microcitoma polmonare

Il microcitoma polmonare

Si tratta di una delle neoplasie a partenza polmonare dotata di maggiore aggressività. La chirurgia di tale forma tumorale non è praticabile per la sua tendenza a metastatizzare molto precocemente cosa che la fa ritenere una malattia sistemica già dal principio.
Il microcitoma (SCLC) risulta molto sensibile alla chemioterapia ed alla radioterapia (proprio grazie alla elevata cinetica cellulare) e pertanto risponde in genere brillantemente alla prima linea terapeutica. Quando si ottiene una risposta completa (cioè una scomparsa della malattia visibile) si procede ad una profilassi radioterapica sull’encefalo ed a un consolidamento in ambito polmonare.
La problematica vera legata a tale patologia è la sua spiccata tendenza a recidivare (anche dopo una risposta completa radiologica, cioè quando ad una restadiazione dopo trattamento non sono più visibili delle masse). Questo perché residuano microfoci tumorali costituiti da cellule resistenti ai trattamenti impiegati e tali cellule residue tendono alla ricrescita.
E’ possibile a quel punto eseguire dei nuovi trattamenti di seconda linea che però hanno una efficacia minore. Così via nelle varie linee terapeutiche sino ad una efficacia marginale che rende il bilancio rischio/beneficio sfavorevole. Il trattamento standard di prima linea prevede una combinazione cisplatino più etoposide (con una schedula di tre giorni di trattamento consecutivi ripetuti ogni 21 gg). Tali farmaci vengono somministrati per 6 cicli.
Occorre fare attenzione dopo i primi cicli di terapia alla possibile comparsa di una sindrome miasteniforme dovuta alla massiva citolisi tumorale ed alla dismissione in circolo di sostanze disturbanti la conduzione nervosa. Il microcitoma originando da cellule a carattere neuroendocrino spesso presenta una spiccata componente legata al tessuto di origine.
E’ opportuno quindi verificare ciò mediante il dosaggio plasmatici della CgA o mediante un octreoscan (procedura radiologica che consente di verificare se il tumore presenta recettori che possano legare l’octreotide). Qualora fosse presente attivamente una componente neuroendocrina è possibile abbinare l’octreotide alla terapia standard con dei vantaggi nei termini del controllo di malattia.
La seconda linea terapeutica più efficace in tale patologia impiega il topotecan. Non bisogna dimenticare però altri farmaci attivi in questa neoplasia: le antracicline (doxorubicina ed epitubicina), l’irinotecan, il carboplatino, i taxani.
L’ipertermia trova impiego in caso di localizzazioni di malattia documentabili radiologicamente. Si può ottenere un miglioramento della risposta locale ed è consigliabile soprattutto in caso di lesioni “strategiche” ovvero sia che danno problemi compressivi e di dolore. Ovviamente l’effetto sarà maggiore in abbinamento a chemioterapia o radioterapia.

Dr. Carlo Pastore
Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Settembre 2009 11:21
 

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